Coppia di angeli
Coppia di angeli
Coppia di angeli
Coppia di angeli

Maestro di Magione alias Romano Alberti

Sansepolcro 1502 - 1568

Coppia di angeli

Autore o Bottega:
Maestro di Magione alias Romano Alberti
Caratteristiche dell'opera :
Sansepolcro, 1530-40 circa. Legno laccato e dorato.
Dimensioni :
Altezza 70 cm - Larghezza 40 cm - Profondità 25 cm
Provenienza :
Collezione Stefano Bardini, Firenze, Italia; collezione privata, New York, USA; collezione privata, Francia.
Bibliografia :

Il recente interesse critico e collezionistico per la scultura polimaterica e in cartapesta, sancito da varie esposizioni di ampio respiro (La scultura in cartapesta. Sansovino, Bernini e i Maestri leccesi tra tecnica e artificio, catalogo della mostra, Milano e Lecce, a cura di R. Casciaro, Milano 2008), ha restituito dignità ad opere a lungo neglette, consentendoci di apprezzare le peculiarità e i valori espressivi di tecniche inconsuete, perlopiù in materiali ‘poveri’, che peraltro le fonti attestano praticate dai maggiori scultori del Rinascimento, da Jacopo della Quercia a Donatello, da Beccafumi a Jacopo Sansovino. In quest’ambito ha preso particolare risalto una cospicua produzione di statue - raffiguranti San Rocco, la Vergine, il Bambin Gesù e santi fanciulli - intagliate in legno con parti modellate in cartapesta, tela gessata, stoppa, pastiglia, finemente dipinte e dorate con particolare esuberanza decorativa, spesso concepite come simulacri ‘da vestire’ con abiti in stoffa, diffuse tra l’Umbria, le Marche e la Toscana meridionale. Riunite dapprima sotto il nome convenzionale del Maestro di Magione (E. Neri Lusanna, Tra arte e devozione: la tradizione dei manichini lignei nella scultura umbro-marchigiana della prima metà del Cinquecento, in Scultura e arredo in legno fra Marche e Umbria, atti del convegno, Pergola, 24-25 ottobre 1997, a cura di G.B. Fidanza, Perugia 1999, pp. 23-30), in seguito sono state riferite all’intagliatore tifernate Romano Alberti detto il Nero, responsabile di una bottega politecnica a gestione familiare attestata anche nella lavorazione di apparati effimeri in cartapesta (Sculture “da vestire”. Nero Alberti da Sansepolcro e la produzione di manichini lignei in una bottega del Cinquecento, catalogo della mostra, Umbertide, Museo di Santa Croce, a cura di C. Galassi, Città di Castello 2005), e proprio ad un tale contesto si è già ricondotta anche l’opera in esame (G. Gentilini, op. cit.). Fieri nei loro eleganti abitini come gemelli vestiti a festa, i due fanciulli incedono ondeggiando con gentili movenze speculari, quasi volessero lasciare il loro basamento dal quale sporge la punta di un piede. Le ricche teste ricciute, dai tratti aristocratici nell’alta fronte, hanno sguardi arguti ed un’espressione profana, sottolineata dal rossore delle gote sull’incarnato tenero e delicato dei loro volti. Le loro preziose tunichette dorate sono guarnite da un’eccezionale profusione di ornamenti in mecca colorata, di gusto sofisticato vicino al manierismo internazionale: risvolti e bordure decorate a girali, nastri, spallacci, fuschiacche laccate e “sgraffite”, castoni con gemme laccate a mecca colorata, eleganti calzari con protomi, colletto elegantemente rifinito, che termina con due piccole fiocchetti in mecca rossa. La mano sinistra tiene un bellissimo candeliere finemente tornito, mentre quella destra sembra quasi richiamare l’osservatore all’attenzione con indice e pollice alzati. L’aspetto profano dei due paggi ci porta a pensare che furono eseguiti per una committenza laica, forse, per una chiesa privata o più semplicemente come arredo; la ricchezza delle decorazioni delle tuniche e dei calzari infatti ci induce a pensare che la committenza fosse sicuramente importante. La tecnica costruttiva è affascinante ed intrigante in quanto polimaterica; da un primo esame infatti si rivela che i volti ed arti sono finemente intagliati in legno, così come i corpi, mentre la tunica ed i calzari sono in parte in gesso ed in parte in cartapesta con della tela per rifinire alcune parti ornamentali (la punta delle vesti). Questa ricchezza polimaterica richiedeva un’abilita? specifica della bottega, che la sapeva applicare con sapienza e maestranza. In molti aspetti tecnici e formali queste figure s’imparentano strettamente con un folto stuolo di raffinate statue polimateriche, perlopiù immagini- manichino nude, se non per qualche accessorio (brache e calze, eleganti scarpette, ricchi calzari all’antica) destinati ad una vestizione con abiti reali, diffuse in Umbria e Marche, oltre che in diversi musei e collezioni private , recentemente censite ed indagate con crescente attenzione: delicate Madonnine, teneri Gesù Bambini benedicenti e Santi Fanciulli, gagliarde, picaresche figure di San Rocco, busti muliebri agghindati con ricercatezza. Un primo nucleo, riunito nel 199799 da Enrica Neri Lusanna, sotto il nome convenzionale di Maestro di Magione, è stato seguito ed esteso da vari studiosi e approfondito, anche con esemplari indagini e tecniche archivistiche, da Cristina Galassi in occasione di una mostra monografica allestita a Umbertide nel 2005, dove il maestro, come già proposto in un convegno tenuto a Pergola nel 2002, veniva identificato con Romano Alberti detto il Nero, “eccellente intagliatore” responsabile di una vivace bottega politecnica a gestione famigliare attiva a Sansepolcro nel secondo quarto del Cinquecento, documentata con la realizzazione di soffitti, simulacri e apparati in cartapesta o in altri materiali poveri. Recentemente Corrado Fratini, nell’introduzione alla mostra perugina “alla di Sant’Ercolano (2009) dove si aggiungevano altre statue attribuite al corpus già cospicuo riferito a Nero Alberti, ha sottolineato le strette affinità, soprattutto nelle fisionomie algide, nelle acconciature e nei preziosi ornamenti a Bernardino di Mariotto, attivo in quegli anni tra Perugia e le Marche, ricordando che la sue bottega di questo pittore era impegnata anche nel campo della scultura, come attestato da diversi documenti relativi all’allievo Marino d’Antonio Samminucci (C. Fratini, Trecento anni di scultura a Perugia: una breve rassegna, in All’ombra di sant’Ercolano. Sculture lignee tra Medioevo e Rinascimento nella Diocesi di Perugia, catalogo della mostra, Perugia, Museo del capitolo di San Lorenzo, a cura di C. Fratini, Perugia 2009, pp. 21-44, alle pp. 37-38). Tuttavia i nostri paggi, per la grazia infantile, timida ed un po’ impacciata, per la loro regale eleganza, per la cura dei particolari dei vestiti e dei calzari, sono attribuibili al Nero Alberti. Questi di bellissimi paggi fanno corpus con un gruppo di sculture attribuita al maestro Alberti ed alla sua bottega.

Sculture

sculture

Fennec

Amedeo Gennarelli

Levriero

Levriero

Estate

Giuseppe Gambogi

Giovane con turbante

Alfredo Pina

Lo sposalizio della Vergine

Cerista lombardo

Vaso bruciaprofumi

Disegno di Luigi Valadier