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Black lives matter: 'i moretti' nella storia dell'arte

federico chiale, 10-07-2020

La storia dei mori affonda la propria radice nel periodo Medioevale e parte dalla tradizione dei gioielli. Lo stile appare a Venezia, ricca repubblica marinara che conobbe e creò la parola Mori per definire le popolazioni arabe e mussulmane ed in particolare i pirati saraceni, che con le loro scorribande, razziavano le coste della Dalmazia, sotto il controllo della repubblica veneziana. L’invasione saracena durò per gran parte del medioevo con le invasioni ottomane in Grecia, che si spinsero fino alle coste italiane. La popolazione veneziana era abituata ad indossare gioielli come orecchini, pendagli, con i mori, come se fossero amuleti e spesso li donavano nelle chiese come ex voti. Questi amuleti non servivano ad esorcizzare le invasioni e razzie turche, ma erano uno “status simbol” per sottolineare la sottomissione dei saraceni alla repubblica veneziana. Dunque in alcuni casi sono raffigurati come eleganti gondolieri vestiti con piume colorate e lunghi turbanti, nonché preziosi vestiti con stoffe di gusto orientale ed esotico. Con l’incremento del potere della Repubblica di Venezia il tema del moro si allargò ad altri usi come la scultura, la pittura, i monumenti, e oggettistica come calamai, orologi, bronzi. Il tema dei moretti diventa di moda nei palazzi veneziani; da nudi schiavi scolpiti nelle console di Cà Rezzonico, a bellissimi servi vestiti con abiti dorati e policromi che sorreggono braccia e candelabri di murano; il moro diventa uno status di ricchezza, opulenza, potere; alla fine del XVII sec. e per tutto il XVIII la cultura e moda dell’esotico comprendeva la raffigurazione del tema dei mori. Palazzi e chiese avevano i mori come cariatidi per sorreggere portali e balconi o per decorare ingressi; spesso coppie di mori scolpiti erano un “benvenuto” all’ ingresso dei palazzi. Andrea Brustolon e la sua bottega portarono il tema dei mori ai massimi livelli artistici; le loro sculture, spesso in ebano, raffiguravano il tema dei mori con una qualità incredibile; da nudi schiavi incatenati a bellissime lampade raffiguranti eleganti moretti vestiti in oro e stoffe policrome che reggono candelabri in vetro di murano; il tema del moro diventa il principale decoro per le sale da ballo e i saloni del palazzi Veneziani. A Cà Rezzonico si possono ancora ammirare questi capolavori. Il tema del moro continua nel XIX secolo, ma perde quell’esclusività di “status simbol” della ricca aristocrazia veneziana per diventare un arredo di molte case europee. La scultura si fa più seriale e la decorazione delle sculture diventa esageratamente ricca, ma più povera di materiali (legni e decori più dozzinali). I mori diventano spesso un souvenir per stranieri che visitano Venezia e acquistano oggetti a scopo esclusivamente decorativo; questo tipo di produzione dura fino al XX secolo, con l’avvento dell’industria immobiliare e diviene di moda fino agli anni 50 in tutto il mondo, ma perderà quella fantastica qualità del XVIII secolo.






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